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Un viaggio a sezioni
dentro alle città martoriate
che le guide turistiche non raccontano,
verso una nuova consapevolezza

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photo credits: Paolo Youssef, VENTREZIA ©

"Già allora, circa 25 anni fa, siamo rimasti profondamente colpiti dalla disastrosa situazione della città: gli ingorghi pedonali che bloccavano regolarmente il passo; le acque alte che crescevano in frequenza e intensità; le lamentele incessanti per l'inquinamento, le inondazioni e il sovraffollamento, che non sfociavano mai in un'azione concertata e risoluta. Gli amici veneziani si lamentavano di questi problemi, ma sembravano allo stesso tempo rassegnati e spesso ci scherzavano sopra: che altro potevano fare? All'epoca, mi avevano almeno in parte convinto che chi abitava a Venezia avrebbe potuto risolvere i grandi problemi della città: le maree, il turismo di massa, lo spopolamento; che in fondo i veneziani avevano sempre trovato una soluzione alle minacce esterne ed interne, e avrebbero sempre continuato a farlo. Tuttavia, negli ultimi vent'anni le cose a Venezia sono andate molto peggio di quanto noi stessi, e chiunque altro, potessimo immaginare".

Robert C. Davis,
"Il giocattolo del mondo,
Venezia nell'epoca dell'iperturismo"
(ed. Wetlands)
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